Il Pd e il giochino delle agende

L’agenda Monti ma anche l’agenda Bersani. L’agenda Fassina ma anche l’agenda Squinzi. L’agenda Passera ma anche l’agenda Camusso. L’agenda Scalfari, comprese Agenda Italia e Agenda Napolitano, ma anche l’agenda De Bortoli. E così via. Con tutte queste agende in campo si capisce che alla fine dei conti molti osservatori facciano una fatica bestiale a non ritrovarsi fantozzianamente con i diti molto intrecciati. La confusione è grande, è evidente, i programmi non sono chiari, e almeno in parte è comprensibile che tra un’agenda e un’altra si commettano pasticci e si arrivi a dire praticamente tutto e il contrario di tutto. Leggi La farsa dell'odio di classe di Salvatore Merlo
6 AGO 20
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L’agenda Monti ma anche l’agenda Bersani. L’agenda Fassina ma anche l’agenda Squinzi. L’agenda Passera ma anche l’agenda Camusso. L’agenda Scalfari, comprese Agenda Italia e Agenda Napolitano, ma anche l’agenda De Bortoli. E così via. Con tutte queste agende in campo si capisce che alla fine dei conti molti osservatori facciano una fatica bestiale a non ritrovarsi fantozzianamente con i diti molto intrecciati. La confusione è grande, è evidente, i programmi non sono chiari, e almeno in parte è comprensibile che tra un’agenda e un’altra si commettano pasticci e si arrivi a dire praticamente tutto e il contrario di tutto. Eugenio Scalfari, per esempio, sostiene che tra l’agenda Bersani e l’agenda Monti non ci sia nessuna differenza. Stefano Fassina, per fare un altro esempio, sostiene che tra l’agenda Monti e l’agenda Bersani non ci sia proprio nessun punto di contatto. Pietro Ichino, ancora, sostiene che l’agenda Bersani e l’agenda Camusso siano praticamente identiche. Massimo Mucchetti, infine, sostiene invece che la forza dell’agenda Bersani sia proprio quella di essere diversa sia dall’agenda Monti che dall’agenda Fassina. Insomma, un pasticcio micidiale.
A voler provare a fare un po’ di chiarezza, e a voler dare anche una mano ai nuovi acquisti del Pd per orientarsi nel loro nuovo partito e non fare figuracce a tavola, bisogna uscire fuori dal gioco delle agende e provare a osservare la realtà senza pregiudizi e con un minimo di imparzialità. E a voler essere sinceri, chiunque abbia seguito in questi anni con un po’ di attenzione il percorso del centrosinistra non può non essersi accorto che nel dibattito di questa campagna elettorale c’è una piccola e banale verità che non è ancora emersa e che invece dovrebbe essere ormai sotto gli occhi di tutti. Una verità semplice: perché ci dispiace per Scalfari e Mucchetti e per tutti i nuovi tenori del Pd (che spesso si comportano facendo finta di essere in un partito diverso dal Pd), ma tra l’agenda Bersani e l’agenda Fassina non c’è nessuna, ma proprio nessuna, differenza. Fassina, magari, potrà dire alcune cose con maggiore enfasi ma, nei fatti, il programma economico del leader dei progressisti coincide con quello del suo responsabile Economia – e lo stesso Bersani ha ripetuto in più occasioni che le “posizioni di Fassina sono le posizioni deliberate dalle nostre assemblee”. Scalfari, Mucchetti e compagnia potranno dunque giocare quanto vogliono con le agende e tentare di dimostrare con creatività che le posizioni di Bersani sono meno laburiste e meno “di sinistra” rispetto a quelle del laburista Fassina. Facciano pure, naturalmente, dicano quello che credono e provino a dimostrare che il progressista Bersani non è così progressista e non è così di sinistra come potrebbe sembrare. Noi però, intanto, di fronte al surreale giochino delle agende, sinceramente non possiamo non farci una bella risata.
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